
Una gita a... Genova! Questa volta ve lo dico io dove sono stata. Breve ma intenso. Ve l'immaginate voi una dolce fanciulla che si avventura, dietro indicazione, ovviamente!, per le strade di Genova sotto la pioggia a caccia di un autobus che la porti in un rione pittoresco a mangiare una delle migliori farinate del capoluogo ligure... Pochi possono comprendere un simil comportamento, ma molti di quei pochi sicuramente staranno leggendo queste righe!
Dopo essermi gustata la mia ottima farinata, declinando gli inviti dei camerieri ad assaggiare le loro ottime focacce (vorrei vedere chiunque dopo essersi sparato una porzione di quel piatto sostanzioso...), mi sono ammirata il panorama sul Golfo: degno del piatto che l'ha preceduto. Senza parole.
Appena giunta a casa ho voluto ripetere l'esperienza gustativa e mi sono messa ai fornelli o, meglio, al forno, con uno dei miei ingredienti preferiti: la farina di ceci.
In rete ci sono veramente una miriade di ricette, con tanti consigli e trucchi segreti: secondo me si tratta invece di un piatto di semplicissima realizzazione. L'unico cruccio, se vogliamo, è che la farina va miscelata con l'acqua molte ore prima della cottura. Il motivo? Sinceramente non lo so, alcuni ritengono che l'ammollo preventivo renda la farina più digeribile... ne sapete qualcosa? Bando alle ciance.
Gli ingredienti sono davvero semplici:

200g di farina di ceci
acqua
olio extravergine
sale
(volendo) rosmarino
Si mescola la farina con una quantità d'acqua tale da ottenere una purea semiliquida (tipo una besciamella) e si lascia riposare il tutto per qualche ora: almeno tre, dalla mattina alla sera o anche dal giorno prima.
Si vers l'impasto in una teglia ricoperta di cartaforno (deve risultare uno strato sottile, mezzo centimetro circa) , si cosparge con un po' di rosmarino tagliuzzato e con una presa di sale grosso, si irrora con 4-5 cucchiai di extravergine e si inforna a 200° per circa 20°. In superficie si deve formare una crosticina croccante, come da foto. Come accompagnarla? Qualche fetta di lardo come per
le tartellette qua sotto o, perchè no?, un ottimo
Borèto de peverasse alla Graisàna, come da foto!