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domenica, settembre 23, 2007

Classico rivisitato II


Dopo una giornata intera passata a zappare il giardino (cosa non si fa x avere l'erba più verde del vicino;) eccomi qua davanti al pc, tanto x rassicuravi che non sono sparita di nuovo... A proposito: ci sono delle novità riguardo l'ADSL. NEl mio paesino come in altri piccoli posti dimenticati da Dio e da Internet è arrivato Nettare, un provider wifi, che come ogni venditore di servizi che si rispetti, promette miracoli... Venere e Commensale non si sono ancora fatti infinocchiare, stanno valutando l'opportunità di tale alternativa. C'è qualcuno che mi sa dire qualcosa in proposito?

Ma veniamo al classico rivisitato: è la volta del trito e ritrito ( ma sempre azzeccato) abbinamento speck-piselli, rielaborato sotto forma di risotto alla crema di ceci e piselli con croccantini di speck.
Gli ingredienti? Eccoli:
riso arborio
cipolla
piselli
speck
farina di ceci
dado vegetale
Preparare una polentina molto tenera con la farina di ceci ( in alternativa: lessare dei ceci e frullarli).
Portare ad ebollizione dell'acqua, unite il dado vegetale ed i piselli.
Appassire la cipolla in un cucchiaio d'olio, unire il riso, tostare e bagnare con un bicchiere di vino rosso. Portare a cottura unendo il brodo e metà dei piselli.
Mettere le fettine di speck fra due fogli di cartaforno e renderle croccanti sulla piastra elettrica (quella che si chiude a sandwich) oppure in forno.
Mantecare il riso con un cuccchiaio di crema di sesamo e, volendo, compattarlo in uno stampino
Frullare i piselli rimanenti con la polentina di ceci e versare a specchio sul piatto. Pepare abbondantemente.
Scaravoltare lo stampino di riso sulla salsina e decorare con i crostini di speck.
oh, dimenticavo! Qualche scaglia di caprino di media stagionatura completa l'opera.

martedì, giugno 12, 2007

... ed oggi cosa preparo per cena?


Giornata di crisi... E l'ultimo mio pensiero era la cena... Poi un'illuminazione, un grande sforzo per muoversi e pedalare verso la pescheria preferita in cerca degli ingredienti mancanti per realizzare le intenzioni... La cena era pronta per le nove, ma ne è valsa veramente la pena.
Forse non sono la persona più indicata per illustrarvi questo piatto, data la mia provenienza, quindi sono ben accetti tutti i commenti di chi se intende di più;-)))
La paella deriva il suo nome dalla pentola che viene impiegata per la cottura: una pentola di ferro che troverete ben descritta QUI, dove potete leggere anche la ricetta originale di questo piatto tipico della regione dell'Albufera, una laguna appena a sud di Valencia.
La prima volta che mi sono avvicinata a questo piatto è stato, incredibile a dirsi, in una dieta: effettivamente si tratta di un piatto leggero e nutriente (dipende poi dal condimento utilizzato e dalle quantità).
Al di là della ricetta originale, ne esistono moltissime versioni, di carne, di pesce, vegetariane o miste; io stessa la preparo ogni volta in modo diverso.
Due sono gli ingredienti a mio avviso fondamentali: il riso e lo zafferano. Ci si possono aggiungere poi verdure (fagioli, fagiolini, piselli, peperoni, zucchine, pomodori...), carne (pollo, coniglio, maiale), pesce (bianco: merluzzo, nasello...), crostacei (amberi, scampi, mazzancolle, addirittura astice), molluschi (seppie, calamari, moscardini...; vongole e cozze), l'importante è che sia tutto bello colorato, da mangiare con gli occhi insomma.
Il procedimento prevede la cottura parziale di ciascun ingrediente per conto suo (in questo modo si preservano colori e sapori); solo in un secondo momento verranno poi aggiunti nella paella con il riso, preventivamente tostato con un filo d'olio, al quale sarà stato aggiunto del brodo (di carne, di pesce o vegetale, ancora meglio se preparato con gli scarti degli ingerdienti della paella: ossa di pollo, carapaci dei gamberi etc.), in quantità almeno doppia rispetto al peso del riso. Non esagerate con il brodo, eventualmente tenetene un po' in caldo da aggiungere al bisogno.

La paella del 12 giugno 2007 /tranquillamente le dosi possono essere per 4 persone):
un piccolo pollo, rosolato in un cucchiaio d'olio extravergine
tre seppioline, rosolate in un cucchiaio d'olio extravergine: la cottura delle seppioline deve essere o rapidissima (tipo due minuti) o piuttosto lunga (mezzora circa), altrimenti i molluschi risultano duri; scegliete voi la consistenza che più vi aggrada (più "gelatinosa" nel primo caso, "gommosa" nel secondo.
mezzo chilo di cozze, aperte in una pentola coperta con mezzo spicchio d'aglio
mezzo chilo di vongole, fatte spurgare in acqua di mare ed aperte in una pentola coperta
dieci mazzancolle, rosolate in un cucchiaio d'olio e sfumate con un bicchierino di brandy
mezza cipolla rosolata con un peperone giallo ed uno rosso
una manciata di fagiolini ed una di pisellini (questi possono venire aggiunti direttamente al riso a metà cottura)
peperoncino e zafferano quasi al termine della cottura
200g di riso Carnaroli (ottimo anche un parboiled) tostato in un cucchiaio d'olio extravergine e sfumato con un bicchiere di vino bianco
mezzo litro di brodo


Un'altra versione della paella

mercoledì, aprile 18, 2007

Parangàl II: Risotto seppie e piselli


Ancora un piatto marino, dal menù del parangàl...

Prima di tutto si puliscono le seppie (operazione per pochi coraggiosi), preservando i sacchetti del nero ed un fegatino ogni tre seppie (il fegato è quella parte arancio mattone). Conviene cuocerne un bel po' per non sprecare fatica, al limite poi si congelano gli eccessi... In una pentola a pressione si fa annerire uno spicchio d'aglio in qualche cucchiaio di olio extravergine d'oliva, si butta via l'aglio e si aggiungono le seppie a pezzetti, facendole rosolare. Si bagna con un bicchiere di vino bianco, lo si fa evaporare, si completa con sale ed un'abbondante macinata di pepe e si coprono per tre/quarti le seppie di acqua: la quantità di acqua è fondamentale, altrimenti il sughetto non diventa cremoso ma si annacqua (se è poca invece si brucia tutto: andate un po' ad intuito...). Dovendo preparare questa ricetta, anche se il sughetto risulta abbondante, si può utilizzare per la cottura del riso! Si chiude il coperchio e si cuoce per venti minuti a partire dal fischio. Si lascia quindi riposare il tutto finchè la pentola non ha sfiatato completamente. Il grosso del preparato si assapora con un bel mestolo di polenta fumante (anche due;-)))), gli "avanzi" si utilizzano per il piatto in questione.
Per i due soliti affamati ci vogliono:
qualche cucchiaiata di seppie in umido con molto sughetto
due manciate di piselli
mezza cipolla
due etti di riso arborio
i sacchetti del nero tenuti da parte
olio extravergine quanto basta
un bicchiere di vino bianco
Si cucinano prima i piselli, unendoli alla cipolla finemente tritata appassita nell'olio ed aggiungendo un bicchiere d'acqua. Si tolgono i piselli e nella stessa pentola si fa tostare il riso con un po' d'olio, lo si bagna con il vino e quando questo è evaporato si unisce il sughetto delle seppie BOLLENTE diluito con un po' d'acqua (circa mezzo litro in tutto). Qui riemerge la mia filosofia che prevede l'aggiunta di TUTTO IL BRODO ALL'INIZIO, mescolando di tanto in tanto, senza strapazzare troppo il riso. A cottura ultimata si aggiunge il nero delle seppie ed un giro d'olio. Si mescola, chiude il coperchio e si lascia mantecare per almeno cinque minuti. Nel frattempo si scaldano le seppie e di piselli separatamente e si compone il piatto a strati: seppie, riso e piselli. Banale? Banalmente sublime!

mercoledì, aprile 04, 2007

Risotto al radicchio e paranza di Venere

Mi sono innamorato di una stronza
Ci vuole una pazienza
Io però ne son rimasto senza
Era molto meglio pure una credenza
Un fritto dii paranza., paranza...paranza

(Daniele Silvestri- La paranza)



Per questa ricetta devo ringraziare Daniela per il suo prezioso dono, l'uomo della piscina per l'ingrediente fondamentale e la signora F. per l'idea favolosa.


Ok, gli estimatori della paranza mi obbietteranno che non sono proprio i pesci caratteristici, ma fatemela passare: si tratta comunque di pesciolini e crostacei INTERI, con spine (impercettibili) e croccantissime zampette.... quindi...


Dunque, ecco il necessario:


un'abbondante manciata di gamberetti, granchietti ed acquadelle
qualche cucchiaio di farina di riso venere
due bicchieri di olio di semi di arachidi
200g di riso arborio
un cespo di radicchio rosso
tre cucchiai di olio extravergine di oliva
un bicchiere di vino bianco (malvasia)
mezzo litro di brodo di crostacei o vegetale
due cucchiai di tahin

sale e pepe


Far appassire il radicchio tritato grossolanamente nell'olio, aggiungere il riso, farlo tostare e bagnare col vino bianco. Unire il brodo (tutto insieme) e portare a cottura mescolando spesso. Mantecare con il tahin ed una bella macinata di pepe. Lasciar riposare il risotto a fuoco spento e pentola coperta.

Mentre il riso riposa asciugare la pesciolanza su carta assorbente, infarinarla di venere, scuotendola poca alla volta in un colino per eliminare la farina in eccesso. Scaldare molto bene l'olio di semi di arachidi e friggere la pesciolanza poca alla volta. Scolare su carta assorbente e servire con il riso.



La frittura con la farina di riso diventa croccantissima ed asciutta come non mai.

Il massimo è un unico piatto per questo piatto unico e due forchette....

mercoledì, marzo 21, 2007

Arancine di lenticchie


...perchè come dice Bian si dicono "arancine" e non "arancini"!
L'idea di questa ricetta non è farina del mio sacco, ma viene dal grande sacco dell'enciclopedia uscita un paio d'anni fa col corriere della sera... però l'ho talmente elaborata che può tranquillamente essere annoverata fra le mie ricette.
Ancora di riso si tratta: mi sono accorta che finora ho dedicato troppo pochi post al mio cibo preferito in assoluto, quindi ho deciso di rimediare.
Per circa 15 arancine servono:
150g di lenticchie
150g di riso (io ho usato il Roma, ma va bene qualsiasi altro tipo di riso purchè non rimanga troppo al dente, altrimenti le polpette non "legano")
una foglia di alloro
2 uova
2 cucchiai di latte di soia
3 cucchiai di farina di grano duro
pangrattato
mezzo spicchio d'aglio
prezzemolo, erba cipollina e timo a piacere
spezie a piacere
olio di semi di arachidi per friggere
sale e pepe
Le lenticchie sono l'unico legume secco che NON VA MESSO A BAGNO in acqua prima della cottura. Avete mai visto delle lenticchie ammollate che si gonfiano, tipo i ceci o i fagioli? IO NO! Quindi non perdete tempo ad ammollarle. Lessatele direttamente in abbondante acqua NON SALATA con una foglia di alloro. Dopo circa 20 minuti aggiungete il riso e terminate la cottura. Scolate riso e lenticchie e mescolateli in una terrina con un uovo, la farina, il latte, le erbe aromatiche tritate, le spezie preferite, sale e pepe. Formate delle polpettine grandi come un piccolo mandarino, passtaele nell'uovo leggermente sbattuto e rotolatele nel pangrattato, quindi friggetele in abbondante olio di semi di arachidi. Scolatele su carta assorbente e servitele calde accompagnandole con salsine piuttosto fluide a vostro piacere. Il mio piacere è stata una besciamella insaporita metà con salsa di soia e zenzero e l'altra metà con curry ed erba cipollina. Un'alternativa alla besciamella potrebbe essere la maionese. A proposito: qualcuno mi spiega i trucchi x una maionese perfetta? I miei tentativi finora sono falliti miseramente...

domenica, marzo 18, 2007

Risotto 3 R

Nonostante sia molto presa dal restyling del blog, non posso certo lasciare il Commensale a bocca asciutta! Oltre al pasticcio, un piatto che secondo me va forte la domenica è il risotto: un primo sempre leggero, al quale è facile abbinare qualche altra sfiziosità senza appesantirsi troppo...
Ho voluto accompagnare la R di riso con altre tre R: Rucola, Radicchio e vino Rosso. Ecco il risultato:


Per due bei piattoni (oggi il riso ha fatto da piatto unico) ho impiegato:
200g di riso Arborio
mezzo litro di acqua
due cucchiaini di dado vegetale
un mazzetto di rucola
un cespo di radicchio rosso di Chioggia
un pugnetto di pecorino ed uno di parmigiano
una manciata di nocciole
un po' d'olio extravergine di oliva
mezzo spicchio d'aglio
un bicchiere di vino rosso
Tuffare rucola e radicchio nell'acqua in ebollizione e scolarli non appena riprende il bollore. Passarli nel mixer con le nocciole, il pecorino, il parmigiano ed un filo d'olio. Nell'acqua dove sono state sbollentate le verdure sciogliere il dado vegetale.
Scurire in un po' d'olio lo spicchio d'aglio e poi gettarlo, unirvi il riso, farlo tostare finchè i chicchi diventano trasparenti, quindi bagnare col vino. Dopo che il vino è evaporato aggiungere il brodo (io lo aggiungo tutto in una volta sola: si calcola un po' più del doppio del peso del riso; tengo a portata di mano un po' di acqua calda se si dovesse asciugare troppo). Si porta a cottura mescolando spesso. Quasi al termine si unisce il pesto di rucola e radicchio, serbandone un po' per decorare il piatto e si lascia mantecare almeno cinque minuti a fuoco spento ed a pentola coperta: questo momento è importantissimo, non bisogna avere fretta, perchè è in questa fase che il risotto acquista la sua cremosità. Se trascorsi i cinque minui il risotto si fosse asciugato troppo e scuotendo la pentola non facesse la tipica onda, diluire appena con un po' d'acqua calda.

martedì, marzo 06, 2007

Risotto da invidia


Ecco perchè mi piace il riso: con poco o niente ti permette di creare un piatto da re.
Che cosa avevo in casa? Oltre alla mia vasta scelta di risi- questa volta ho deciso per un Carnaroli- il mio frigo offriva:
due cespi di indivia belga
olive greche verdi e nere
capperi di pantelleria
qualche pomodoro ciliegino
uno spicchio di cipolla
due vasetti congelati di brodo di carne (l'avanzo di una cena di burguignonne)
il formaggio affumicato bosniaco che ho già citato
qualche erbetta fresca sul davanzale
ed un flaconcino di glassa all'aceto balsamico in dispensa
Dopo aver fatto appassire la cipolla finemente tritata nell'olio si aggiunge l'indivia, anch'essa tritata e si cuoce il tutto per circa dieci minuti, aggiungendo eventualmente un po' di brodo se si dovesse asciugare troppo. POi si unisce il riso, lo si fa tostare e si bagna con un bel bicchiere di vino bianco, mescolando spesso. Dopo che il vino è evaporato si aggiunge il brodo (io preferisco aggiungerlo tutto in una volta: due parti di liquido per una di riso) e si porta a cottura mescolando spesso. E' meglio tenere a portata di mano un pentolino con dell'acqua bollente da aggiungere al bisogno. Qualche minuto prima del termine della cottura si aggiungono capperi ed olive tritati. Quando il riso è ancora al dente si spegne il fuoco, una spolverata di formaggio, un giro d'olio e si fa riposare coperto per cinque minuti. Impiattare su una bella macinata di pepe e decorare a piacere...
Commento del Commensale: ho ancora fame, ma questo risotto mi ha veramente soddisfatto!
Il brutto di quando cucino un buon risotto è che come piatto unico non è mai sufficiente e mi devo architettare qualche spuntino dell'ultimo minuto....

domenica, marzo 04, 2007

Nastrini / risotto gò Venere gò



Il ghiozzo (guatto, gò) è un pesce che d'inverno si infila sotto la sabbia nei fondali bassi e per andarlo a prendere bisogna infilare anche tutto il braccio nel buco che si scava... Probabilmente quest'inverno i ghiozzi non hanno nemmeno sprecato la fatica di infilarsi sotto la sabbia per difendersi dal freddo che non c'è stato... Siccome è un'ottima esca per orate, branzini, rombi... i veri pescatori fanno la fatica di andarli a recuperare. Per mangiarli invece si aspetta questa sagione, quando da soli emergono dalle tane che si sono scavati. Si tratta di un pesce da zuppa, ma la sua vera morte è il risotto. Un piatto "di una volta" come giustamente mi ha ricordato la signora della pescheria dove ultimamente mi rifornisco... e chi penserebbe oggi che dei pesci così bruttini possano sprigionare un sapore favoloso? Quando mangi il ghiozzo non ti sembra nemmeno di mangiare pesce, si tratta infatti di una creatura a metà strada fra il mare e la terra. Secondo me potresti ingannare anche qualche ittiofobico... Da provare. Il risotto io l'avevo già fatto e siccome avevo a disposizione dei nastrini al nero di seppia ho deciso di provarli.


Ecco come.
Per due persone servono:
4 ghiozzi da circa un etto l'uno
125g di nastrini al nero di seppia
una decina di pomodori ciliegini
mezzo bicchiere di aceto balsamico
quattro cucchiai di olio extravergine di oliva+ un filo per guarnire
qulche cimetta di maggiorana
uno spicchio d'aglio
un pugnetto di formaggio affumicato grattugiato
La base è il "borèto alla graesàna" (brodettto gradese) la cui caratteristica è di essere a base di un unico tipo di pesce e rigorosamente "in bianco".
Mentre si puliscono i pesci dalle interiora si mette a scaldare l'olio con l'aglio, finchè fuma e lo spicchio diventa bello marrone. Si aggiungono i pesci interi riparandosi con il coperchio dagli schizzi di olio bollente. Si fanno rosolare i pesci tre-quattro minuti muovendo la pentola incoperchiata. Si aggiunge quindi l'aceto balsamico (la ricetta tradizionale prevede l'aceto bianco, ma io ho voluto osare) e si fa evaporare, poi si aggiunge il sale ed un'abbondante macinata di pepe (nero o misto: binco, verde, rosa- più delicato), si coprono i pesci fino a metà con dell'acqua e si prosegue la cottura a fuoco lento ed a tegame coperto per altri dieci-quindici minuti, fnchè il sughetto si è ristretto. Dopodichè di passano i pesci al passaverdura o allo schiacciapatate, raccogliendo in una terrinetta il sughetto e la polpa.
Si portano a metà cottura i nastrini al nero di seppia e, dopo averli scolati, si rimettono in pentola con il sughetto di pesce. Quando il sughetto è stato quasi completamente assorbito dalla pasta si aggiungono i pomodorini a spicchi per un minuto e poi si impiatta. Si decora con la maggiorana tritata, un filo d'olio ed il formaggio. Il formaggio sul pesce? Ebbene sì: ce lo possiamo permettere, perchè il sapore di questo pesce è veramente particolare... Anche il mio formaggio lo è, in quanto prodotto in casa fra le colline di Sarajevo e gentilmente donatomi da una cara collega... Provate voi altre alternative e fatemi sapere!

Un'altra idea con la stessa base: dopo aver setacciato il sughetto vi si getta dentro il riso e lo si cuoce come un risotto aggiungendo, al bisogno, acqua calda. Qualche pezzetto di peperone grigliato per dare un po' di colore ed il piatto è fatto!

martedì, dicembre 26, 2006

Risotto carciofi, ricotta e bottarga



Ingredienti:
100g di cuori di carciofi
uno spicchio d'aglio
100g di ricotta
300g di riso
mezza cipolla
vino bianco
brodo di pesce o vegetale
bottarga grattugiata a piacere
olio evo
Stufare i carciofi con lo spicchio d'aglio ed un po' d'olio, Frullarli con la ricotta e metterli da parte.
Far appassire la cipolla con un po' d'olio, tostare il riso e sfumare con mezzo bicchiere di vino bianco.
Tirare a cottura il riso aggiungendo il brodo bollente poco alla volta. Al termine mantecare con la crema di ricotta e carciofi e con un po' di bottarga. Impiattare, cospargere generosamente di bottarga e decorare con un ciuffetto di carciofo fritto.

martedì, luglio 04, 2006

Unico: selvaggio&salmone


Indubbiamente il cavolo cappuccio non ha un ruolo aristocratico in cucina: chissà, forse per il suo odore forte, che, bambini, ci fa scappare disgustati storcendo il naso... Poi quando cresciamo i ricordi rimangono e non ci poniamo nemmeno il problema di risolvere le incongruenze...
Perchè il cappuccio è buono, crudo e cotto, è dolce, delicato, in grado di valorizzare una moltitudine di piatti e poi fa un sacco bene, trovandosi annoverato fra gli alimenti antitumorali per eccellenza... che volete di più??? Ah sì, il "di più" è che viene direttamente dall'orto della mamma, dove crescono allegramente solo le verdure che decidono di farlo, senza doping, per capirci.
Ed ecco ora si sciolgono le briglie della fantasia per rendere goloso un piatto atavicamente disgustoso...
Ho fatto stufare il cappuccio tagliato a striscioline (salvandone qualcuna per guarnizione) con uno scalogno. Una volta cotto l'ho ridotto in crema con il frullatore ad immersione.
Ho messo a marinare al fresco con pepe bianco, rosa e verde, rosmarino, timo, succo di limone e poco olio due tranci di salmone.
Nel frattempo ho lessato il riso selvaggio (vi rimando sempre al mio primissimo post se volete saperne di più...).
Ho messo a bagno in acqua tiepida un pugnetto di uvetta cilena (attenzione, la maggior parte dell'uvetta è conservata con i grassi idrogenati...) ed ho tostato in padella una manciata di pinoli.
Scolato il salmone dalla marinatura l'ho cotto nella padella grigliante tre minuti per lato (tenendolo più colorato all'interno).
E vai con la composizione: crema di cappuccio, riso, salmone, uvetta, pinoli, sale pepe appena macinato ed un filo d'olio... Con questo piatto non si capisce davvero cosa si mangia, la fusione dei sapori è completa...
Se vi piace osare con qualche spezia cercate di non strafare perchè potreste turbare l'armonia di questo piatto veloce, leggero, estivo...
Commento del commensale (dopo aver disincagliato le uniche tre spine rimaste...): bbbbuono...
Per i miei abbinatori: che ne dite un profumato Collio Tocai (o dovrei dire, oramai, Friulano?)

lunedì, giugno 26, 2006

Tortino di riso con polpettine di trota


UN piatto unico con il mio ingrediente preferito... il riso!
Io ho usato il riso Baldo che secondo me per i risotti è eccezionale, di più facile gestione rispetto al Carnaroli (che utilizzo solo per risotti di una certa importanza gustativa. Trovate tutte le informazioni su questi due risi nel mio primo post...
Ho preparato un normale risotto soffriggendo un po' di cipolla in olio e.v.o., tostando il riso, sfumando con vino bianco e tirando a cottura con un fumetto di pesce (secondo voi che ci ho fatto con le lische?). Ho versato il riso negli stampini e l'ho fatto riposare cinque minuti.
Per le polpettine ho passato al mulino dei legumi gli avanzi di trota al cartoccio ed un'altra trota cotta al vapore, ho impastato con un tuorlo, un cucchiaio di maizena, menta, maggiorana e speziette varie (a piacere, ma non esagerate con i sapori forti, perchè la trota è proprio delicata...). Ho formato piccolissime polpettine, le ho rotolate nel pangrattato e le ho cotte in forno, bagnandole a metà cottura con vino bianco. A fine cottura le ho condite con olio extravergine e le ho fatte rotolare un po' nella teglia per assorbire il condimento (da provare: prendono l'aroma dell'olio crudo e non sono fritte!).
Ho sformato i tortini nei piatti e decorato con zucchina cruda grattugiata e striscioline di scorza di limone (ahimè il rigalimoni ancora mi manca, ho usato il pelapatate e poi le forbici...). Mamma mia, un piatto eccezionale...
Commento del Commensale: un po' troppo delicato per i miei gusti (come potete vedere eravamo un tantino in disaccordo su questa portata...)

sabato, maggio 13, 2006

Imbrecciata eugubina (di Gubbio)


Il nome deriva da "breccia", ossia la grossa ghiaia che si sparge su una strada sterrata: ed è proprio questo l'aspetto di una super-zuppa che ha il potere di scaldare le ultime serate frescoline, nonchè è utile per esaurire le scorte di legumi secchi in attesa delle primizie dell'orto. In fin dei conti l'estate è alle porte (o no?)!
Ecco la base: un soffritto con sedano, carota, cipolla (ma nulla vieta di utilizzare porro o scalogno), eventualmente arricchito con un bell'osso di prosciutto (un altro rimasuglio della dispensa). Dopo aver fatto appassire il tutto si aggiungono due patate a pezzetti da cuocere finchè si potranno schiacciare con la forchetta.
La sera precedente, consapevoli del proprio destino, avremo messo a bagno in una serie infinita di terrinette un etto ciascuno dei legumi preferiti, ad esempio: ceci, cicerchie, fagioli (borlotti, corona, rossi etc.). Mentre si cucinano le patate (o eventualmente un po' prima) si cuoceranno separatamente i vari legumi: io dispongo di una pentola a pressione con tre contenitori separati, così i sapori non si mescolano in cottura, altrimenti ci vuole un po' di pazienza... Dimenticavo... Ci vanno asssolutamente anche le lenticchie, ma quelle rigorosamente NON vanno messe a bagno!
Quando tutto è cotto si versa nello stesso pentolone (acque di cottura comprese), si riporta ad ebollizione e si aggiungono infine gli ingredienti che abbisognano di cotture rapide, sempre in quantità di un etto per ciascuno: piselli, mais, grano, farro, volendo riso. Si aspetta che il tutto raggiunga di nuovo il bollore, si copre e si spegne il fuoco. A questo punto ci si dimentica del pentolone e si lascia riposare la zuppa per qualche ora: gli ultimi arrivati si cuoceranno con il calore accumulato ed i sapori si fonderanno meravigliosamente. Al momento di servire, una bella macinata di pepe, un bel mazzetto di maggiorana spezzettata a mano ed un giro d'olio extravergine d'oliva (per me rigorosamente al peperoncino, ma anche no): BUON APPETITO e addio al freddo!
Gli ingredienti che ho adoperato sono stati tratti per la maggior parte dalle mie dispense virtuali, a cui vi rimando con i link.